la beatificazione

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Perchè beatificare o canonizzare?

La Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium del Concilio Vaticano II precisa al capitolo VII le modalità e lo spirito con cui la Chiesa promuove il culto dei santi:

“Il contemplare la vita di coloro che hanno seguito fedelmente Cristo, è un motivo in più per sentirsi spinti a ricercare la città futura (cfr. Eb 13,14 e 11,10); nello stesso tempo impariamo la via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo e secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno, potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità. Nella vita di quelli che, sebbene partecipi della nostra natura umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nell'immagine di Cristo (cfr. 2 Cor 3,18), Dio manifesta agli uomini in una viva luce la sua presenza e il suo volto” (LG n°50).

Il Concilio chiede ai responsabili :

Insegnino dunque ai fedeli che il vero culto dei Santi non consiste tanto nel moltiplicare gli atti esteriori, quanto piuttosto nell'intensità del nostro amore fattivo, col quale, per il maggiore bene nostro e della Chiesa, cerchiamo «dalla vita dei santi l'esempio, dalla comunione con loro la partecipazione alla loro sorte e dalla loro intercessione l'aiuto». (LG n°51)

E’ in questo contesto che si puo’ aprire un processo di beaticazione che miri a far riconoscere dalla Chiesa la santità di una delle nostre sorelle o dei nostri fratelli.

Questo cammino deve essere intrapreso in uno spirito di umiltà e di ubbidienza alle regole definite dalla Chiesa per capire se la vita di una persona che ci ha preceduto è un modello da poter imitare con certezza per arrivare al cielo

 

 

Su quale base è stata decisa l’apertura del processo ?

« Questi fratelli e sorelle sono i nostri primogeniti nella fede, perseveranti ricercatori del Cristo e instancabili amici degli uomini. Mettono in risalto il volto reale della santità quando sul volto di Cristo, hanno visto il motivo per cui non disperare di loro stessi, quella santità che opera nell’uomo le trasformazioni più inattese. Nella loro grande diversità, i santi dicono al mondo che Dio è credibile ».

Fratello Jacques, OSB in « Osare la santità » (Renaissance de Fleury, rivista di monaci di San Benedetto sulla Loira).

Quando il vescovo autorizza l’apertura di un processo di beatificazione, si basa su testimonianze che indicano nel modo più obiettivo possibile che la persona interessata ha vissuto in modo cosi’ virtuoso da poter essere considerata come un modello per i suoi fratelli e sorelle nella fede e che si puo’ implorare il suo aiuto e la sua intercessione.

Questo primo passo (che non pregiudica in alcun modo il giudizio della Chiesa) si basa sull’osservazione della vita della persona interessata.

Per la Serva di Dio Zita, si possono evidenziare vari segni distintivi:

  • Il senso del servizioutilizzato durante la sua funzione d’imperatrice e di Regina. Dal punto di vista umano ha risposto in modo esemplare alle parole del rito dell’incoronamento che le furono rivolte a Budapest (30 dicembre 1916) : « Ricevi la corona della sovranità perchè tu sappia che sei la moglie del re e che devi sempre occuparti del popolo di Dio. Più il tuo rango è alto, più dovrai essere umile e restare con Cristo».
  • L’attenzione verso il prossimo sia negli incarichi ufficiali (il Cardinale-Arcivescovo di Vienna, Monsignor Piffl, la soprannomino’ « l’angelo custode di tutti coloro che soffrono») che nella sua vita di tutti i giorni.
  • L’abbandono a Dio e il coraggio manifestato durante l’agonia del beato Carlo, suo marito e durante ogni periodo di esilio.
  • Il coraggio nella vedovanza con otto figli. Prese a cuore la loro educazione, in particolare l’educazione cristiana. In effetti per lei la parola “educazione" era imprescindibile dall’idea di “educazione cristiana" e voleva che i suoi figli crescessero con un’incrollabile fede cristiana.
  • L’amore della Chiesa, la frequenza con cui si avvicinava ai sacramenti, in particolare la Messa e il sacramento della Penitenza e il rispetto della parola del Papa.
  • L'ubbidienza:al Papa, alla Chiesa e, attraverso Dom Jean Prou, allora abate di Solesmes, anche ai suoi figli che espressero tramite lui il loro desiderio che non entrasse negli ordini religiosi.
  • La pietà e l’umiltà, attraverso la recitazione di una parte dell’orazione divina, del rosario e attraverso una scelta di vita semplice.
  • L’unione in Cristo come oblata dell’abbazia di San Pietro di Solesmes e come persona consacrata insieme a tutta la sua famiglia al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria e nel momento dell’agonia.

Tutti questi tratti specifici, attestati tramite testimonianze molto concrete dovrebbero permettere alla Chiesa di pronunciarsi, se Dio vuole, sull’eroicità delle virtù della Serva di Dio.

Quanto a noi forse impressionati da un cosi lungo elenco non dimentichiamo le parole di San Jean-Marie Vianney, parroco di Ars : « non ho altro da dimostrarvi se non l’indispensabile obbligo in cui ci troviamo tutti, di diventare santi».

 

Come avviene il « processo » di beatificazione o di canonizzazione?

Il testo di riferimento che indica lo svolgimento dell’indagini diocesane che indagano nelle cause dei santi è l’istruzione « Sanctorum Mater » promulgata il 17 maggio 2007.

Questa istruttoria spiega la procedura da seguire nel corso delle indagini diocesane riguardanti la vita, le virtù, la reputazione di santità (fama sanctitatis) e altre specifiche di santità di un fedele della Chiesa cattolica in vista della beatificazione e della canonizzazione.

L’istruttoria puo’ essere riassunta e applicata alla Serva di Dio nel modo seguente:

Fase diocesana:

  • E’ il vescovo(del luogo in cui la persona è deceduta o dove ha trascorso la maggior parte della propria vita o ancora laddove possono essere raccolte le prove più importanti) che decide di aprire l’istruttoria,

Decide dopo aver verificato che la persona goda di una “ampia e autentica reputazione di santità” o di martire e sia conosciuta per i segnali inviati (miracoli)...Quesa reputazione deve nascere spontaneamente e non deve procurata artificialmente».

Per spiegarlo nel linguaggio contemporaneo, per iniziare una Causa, non è sufficiente creare un evento di comunicazione!

L’istruttoria diocesana della Serva di Dio Zita si è ufficialmente aperta il giovedi 10 dicembre 2009, nel palazzo episcopale di Le Mans, sede del tribunale diocesano in presenza e sotto la presidenza di Monsignor Yves Le Saux, vescovo del luogo.

Questa istruttoria consiste in:

la riunione delle prove documentali della Causa (scritti dell’interessato),

l’audizione di testimoni se è possible tenedo conto dell’anzianità dei fatti.

  • Alla fine dell’indagine, spetta anche al vescovo concludere questa fase del processo e inviare gli atti alla Congregazione delle Cause dei Santi.

Comincia allora la fase cosiddetta romana : studio degli atti e approvazione definitiva.

Dall’apertura dell’istruttoria, l’interessato/a porta il nome di Serva o Servitore di Dio. E’ la situazione di Zita oggi.

  • Il vescovo nomina per decreto i membri del Tribunale.

Naturalmente, i membri del tribunale sono tenuti al segreto in particolare rispetto all’interessato. Hanno il divieto di diffondere o utilizzare le prove ricevute per un uso esterno, in particolare le pubblicazioni.

Fase romana:

La Congregazione per la causa dei santi è incaricata dell’esame degli atti.

Quando questa congregazione riconosce l’eroicità delle virtù della serva o del servitore di Dio, ella o egli vengono chiamati venerabili.

Arriva poi la fase del riconoscimento di un miracolo che apre la possibilità di una beatificazione.

E’ necessario il riconoscimento di un secondo miracolo per la canonizzazione.

La decisione finale spetta al Papa che decide in ultima istanza.

 

Quali sono le parti in causa?

L’attore, ossia le persone che promuovono la causa e si occupano delle responsabilità morali ed economiche, che hanno ricevuto l’accordo del vescovo, è garante dello svolgimento della promozione della causa anche nella fase romana.

Nella fattispecie l’attore della richiesta è l’Associazione per la beatificazione e per la canonizzazione dell’Imperatrice Zita.

Il postulatore è un sacerdote o un laico esperto in teologia, in diritto canonico e in storia. Nominato dall’attore nella fase diocesana, segue lo svolgimento dell’istruttoria. Quando l’inchiesta entra nella fase romana viene nominato un nuovo postulatore o si rinnova il precedente.

Dal marzo 2015, il postulatore nominato dall’Associazione-attore e che ha prestato giuramento di fronte a Monsignor Le Saux, vescovo di Le Mans e presidente del tribunale della causa, è l’Abate Alexander Leonhardt.

Nato nel 1966, di nazionalità tedesca (ma bilingue francese), l’abate Alexander Leonhardt, ordinato nel 1992, è sacerdote dell’arcidiocesi di Strasburgo dal 1994. Nella sua attività pastorale, è il sacerdote che collabora con la parrocchia personale di La Croix Glorieuse a Strasburgo e a Logelbach (Colmar), ed è sacerdote collaboratore alla parrocchia Saint-Louis di Strasburgo. Giudice uditore al Tribunale vescovile di Strasburgo, è titolare di una laurea in diritto canonico. Animatore spirituale della delegazione del Basso-Reno delle Opere Ospedaliere dell’Ordine di Malta, l’Abate Alexander Leonhardt è anche cappellano magistrale dell’ordine sovrano di Malta.

Il postulatore puo’ anche nominare un suo vice con l’assenso dell’attore in caso di eventuale assenza del postulatore stesso.

Padre Wolfgang Buchmüller OCist, monaco dell’Abbazia d’Heiligenkreuz (Austria) è il vice-postulatore.

I membri del Tribunale:

Il Giudice delegato istruisce la causa a nome del vescovo.

L’abate Bruno Bonnet (diocesi di Versailles) è giudice-delegato.

Il promotore di giustizia (detto anche : « avvocato del diavolo») è il garante del buon svolgimento dell’inchiesta e della qualità degli elementi ricevuti.

Questo incarico è affidato all’Abate François Scrive (diocesi di Pontoise).

Il notaio, trascrive le dichiarazioni dei testimoni e redige gli atti della Causa.

Nathalie Fumery e Didier Le Gac occupano questo incarico.

Eventualmente, nel caso di una presunta guarigione, il vescovo nomina un medico esperto o per un presunto miracolo di altro genere un esperto tecnico.
Tutte queste persone sono nominate dal vescovo e prestano giuramento di fronte a lui.

Il vescovo deve anche nominare tre esperti che fanno parte di una commissione storica. Il presidente di questa commissione è Fra’ Emmanuel Rousseau, membro del Sovrano Consiglio dell’Ordine di Malta.

E’ infine importante rammentare che solo la beatificazione permette il culto pubblico.

 In che modo collaborano l’attore e il postulatore?

Queste due funzioni sono al contempo diverse ma anche complementari.

Per illustrare questa idea, potremmo, mutatis mutandis, evocare la distinzione fatta nel campo profano tra il committente (attore) e il direttore dei lavori (il postulatore).

L’attore, tramite la sua azione, sostiene il postulatore organizzando durante tutto l’anno una serie di attività per far conoscere la vita e la spiritualità della Serva di Dio, incoraggiando i fedeli a chiedere la sua intercessione, raccogliendo delle testimonianze di grazia ricevuta o di guarigione da trasmettere al postulatore. L’associazione contribuisce quindi alla « fama sanctitatis » della Serva di Dio.

Il postulatore è quindi il committente: il suo ruolo è fondamentale per l’avanzamento del processo. A differenza dell’attore possiede competenze in diritto canonico e in teologia.

E’ suo compito creare in un clima di rispetto reciproco, una collaborazione di fiducia. E’ a tale scopo che l’associazione, il postulatore e i membri del tribunale possono rendersi disponibili, incontrarsi regolarmente, in particolare al momento dell’Assemblea generale annua.

Questa collaborazione si concretizza, per esempio, nell’amministrazione dei « beni offerti per la causa» : in effetti, anche se l’articolo 18 dell’istruzione Sanctorum Mater prevede che sia il postulatore ad amministrare questi beni, l’associazione che porta avanti la causa gode comunque di autonomia giuridica e finanziaria. E’ un’occasione per applicare un modus vivendi avendo sempre in mente che questi beni sono sicuramente materiali ma hanno una finalità spirituale.

 A che punto siamo arrivati?

La fase diocesana che consiste nell’incontrare i testimoni potenziali e a selezionarli per evitare le ripetizioni, ha bisogno di pianificare le inchieste geograficamente, socialmente, storicamente e a seconda del livello di conoscenza con la Serva di Dio Zita.

Il numero di testimoni inizialmente previsto in tribunale era all’inizio di circa trenta, ma potrebbe aumentare a seconda di nuovi testimoni che potrebbero aggiungersi e a seconda del parere del giudice.

Nel mese di settembre 2012, sono stati ascoltati 35 testimoni. Attualmente questa parte del lavoro sembra esser stata completata.

Le domande sono preparate dal promotore di giustizia: i due terzi hanno un carattere storico-biografico e un terzo di esse sono basate sulla pratica delle virtù e la reputazione dei segni (grazie e miracoli).

Il postulatore prepara le sessioni del tribunale. Non ha il diritto di partecipare ma puo’ essere presente per assicurarne il buon funzionamento.

Una volta che l’attore viene informato le audizioni sono considerate concluse sia dal tribunale che dal primo postulatore. Sono state trascritte dai due notai. Se rimanessero ulteriori testimoni da ascoltare dovrebbero essere organizzate nuove audizioni ma l’essenziale è di dare forma alla presentazione dei risultati dell’inchiesta diocesana e di redigere un sunto dell’inchiesta.

Il postulatore è in contatto con il vescovo e con una commissione di censura teologica composta da due censori che non si conoscono) e fornisce i documenti da presentare.

Allo stesso tempo, la commissione storica dovrà finalizzare i propri lavori per includerli nel documento finale.

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